PASQUETTA ALLA ROCCA DI LONATO

Fiori nella Rocca 07E’ ormai giunta alla decima edizione la divertente festa di Pasquetta dedicata alle famiglie nella splendida cornice della Rocca Visconteo-veneta di Lonato del Garda. Lunedì dell’Angelo, il 6 aprile, il castello spalancherà i battenti per tutti coloro che vorranno trascorrere una giornata all’insegna dello svago e della tradizione. Si sa, la Pasquetta è riservata ai picnic all’aperto, ai giochi, alla famiglia.

 I grandi spazi verdi saranno a disposizione di tutti coloro che vorranno arrivare a Lonato con il loro cesto di prelibatezze e una coperta per distendersi sull’erba e godere dello splendido panorama e dell’aria frizzante della Primavera.

Durante tutta la giornata, i bambini saranno intrattenuti dai truccabimbi e dalla magia dei burattini e delle marionette della Compagnia “Il terzo cerchio” che proporrà lo spettacolo “Albero” che svelerà a tutti i bambini i segreti del magico mondo delle piante.

Per far conoscere a grandi e piccini la natura che ci circonda – aderendo alla proposta Grandi Giardini Italiani – verrà proposta una “Caccia al tesoro botanica” durante la quale i bambini scopriranno le specie che crescono spontanee sulle mura del castello e raccoglieranno semi, fiori e foglie che verranno poi utilizzati nell’attività creativa “Stampa e colora con le piante”.

Nei prati del Quartiere principale della Rocca, i bambini potranno cimentarsi con l’aiuto dei genitori con i giochi originali di abilità creati dal maestro catalano Joan Rovira; i giochi possono avere una duplice origine: a partire dal materiale o da un’idea. In ogni caso gli strumenti che facciamo funzionare sono la curiosità, l’osservazione e l’immaginazione.

“Per stupire grandi e piccoli, i nostri animatori creeranno bolle di sapone giganti e intratterranno il pubblico con spettacoli di magia e abilità – dicono lgi organizzatori -Grande finale con lo spettacolo “Piccolo circo mobile” con acrobati che incanteranno il pubblico, grandi magie e clownerie in un mix fantastico ed affascinante”.

Si potrà approfittare anche per visitare la Casa-museo del Senatore Ugo Da Comocon i suoi venti ambienti completamente arredati, le splendide collezioni storico-artistiche (dipinti, arredi lignei, sculture e maioliche) e la meravigliosa Biblioteca con oltre 50.000 volumi (codici miniati, incunaboli, cinquecentine e rarità bibliografiche).

L’evento si terrà anche in caso di maltempo; il grande padiglione eventi situato nel Quartiere Principale della Rocca verrà infatti trasformato per l’occasione in area giochi e picnic con una serie di allestimenti che delimiteranno le zone di gioco e degli spettacoli.

Il costo di ingresso alla Rocca è di 5 euro.

 

Informazioni e prenotazioni – Fondazione Ugo Da Como

Via Rocca, 2 – Lonato del Garda (Brescia)

Tel. 0039 0309130060 – info@fondazioneugodacomo.itwww.fondazioneugodacomo.it

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NELLA ZONA DI HERAT E IN IRAN SI ENTRA NEL 1394: FELICE NAWRUZ

nawruz2Mercoledì 18 marzo, ad Herat, per gli afghani tagiki, sarà l’alba di un nuovo giorno. Per tutta la giornata e la sera di oggi, difatti, come accade in Iran, Azerbaigian, Albania, Georgia, in vari paesi dell’Asia centrale come il Turkmenistan, il Tagikistan, l’Uzbekistan, il Kirghizistan e il Kazakistan, e presso le comunità iraniane in Iraq, Pakistan, Turchial Nawrūz  si festeggerà l’”ultimo martedì dell’anno” o “Nawruz” – in persiano: نوروز‎ – Ne parlavo ieri con un caro amico di Herat: Sayed, che mi ha chiesto “domani salterai il fuoco Milla Jan”? “Certamente Sayed Jan – ho risposto- l’ho saltato anche lo scorso anno insieme ad Azade, la sorella persiana di cui tanto ti parlo. Insieme abbiamo celebrato l’arrivo del nuovo anno secondo la Vostra cultura”. Sayed ha sorriso da dietro il computer e mi ha detto: “Sapevo che festeggerai insieme a noi che siamo tuoi fratelli. Quest’anno il mio pensiero sarà unito al tuo”.Il Nawruz è una festa che ha dell’incredibile, perché è capace di unire popoli che oggi parlano in modo diverso, pensano in modo diverso e soprattutto credono in modo diverso. Nato in ambito persiano pre-islamico, e inizialmente festa sacra zoroastriana, il Nawruz viene celebrato da molti Sufi e dai Baha’i. Non è considerato, in generale, una festa religiosa, proprio come avviene per il nostro capodanno. Rappresenta sia l’inizio dell’anno – domani entriamo nel 1394 secondo il calendario legalke iraniano e baha’i- , sia l’inizio della bella stagione. Il Nawruz rappresenta dunque il momento in cui si da il benvenuto alla primavera, un po’ come accadeva nei culti precristiani con l’Equinozio, che cade nei giorni a cavallo del 20-21 marzo. Il nome con cui era definito in Europa questo momento era Ostara. Nell’antichità le sacerdotesse della Dea madre  celebravano un particolare rito che prevedeva l’accensione di un cero simboleggiante la fiamma eterna dell’esistenza. Questo, ancora una volta, mi porta a credere che non siamo poi così lontani. Stando alla tradizione mitologica iraniana, il Nawruz viene fatto risalire a 15.000 anni fa, all’epoca del leggendario re persiano Yima, una figura dello zoroastrismo, che prima dell’Islam in Iran e nelle zone confinanti era diffusissimo. In seguito Zoroastro, profeta dell’omonima religione, riorganizzò la festività in onore di Ahura Mazda, divinità principale del pantheon iraniano pre-islamico. L’antica Persia, con la vicina regione

foto tratta dal blog la mia cucina persiana

foto tratta dal blog la mia cucina persiana

di Herat, è l’area dove il Nawruuz è più sentito. I festeggiamenti prevedono alcuni riti importanti come la pulizia della casa o Khane Tekani che inizia 12 giorni prima della festa, il Chaharshanbe Suri ovvero la festa del fuoco, che viene “saltato” per superare le tenebre e soprattutto la preparazione dell’Haft Sin, ovvero una tavola imbandita con oggetti simbolici “ Sulle tavole – mi ha spiegato lo scorso anno la mia amica Azade – mettiamo sette elementi che simboleggiano sette arcangeli. L’Haft Sin porta agli abitanti della casa fortuna, salute, prosperità, purezza spirituale e lunga vita”.  l’Haft Sin  è decorata in modo meraviglioso con fiori, il libro sacro seguito dalla famiglia, la bandiera tricolore persiana, Verde Bianco e Rosso in orizzontale (patria, fede, rosso sangue versato dagli eroi), candele, una ciotola di acqua a simboleggiare la trasparenza della vita e una foglia sull’acqua per la caducità della vita, lo specchio per essere visibili come siamo. Non mancano germogli che rappresentano la rinascita, un impasto di orzo germogliato e tostato che simboleggia abbondanza, aglio per la salute, frutti secchi per l’amore, mele per la bellezza, bacche di sommaco che ricordano l’asprezza dell’esistenza e aceto: simbolo di saggezza. La tavola rimane imbandita per tredici giorni. Il tredici di Farvardin, primo mese dell’anno persiano, la tavola viene sparecchiata.

nawruz 4

Ai miei amici Afghani e persiani auguro un felice Nawuz. Vorrei festeggiarlo con voi e sveglirmi domani mattina, sotto il primo sole afghano dell’anno

برای شما دوستان افغان عزیزم بهترین آرزوها را برای چهارشنبه آخر سال و سال نو 1394 دارم. ایکاش برای دیدن اولین طلوع خورشید سال نو در کشور شما بودم.

Milla Prandelli

SOCCORSO ALPINO ED ELISOCCORSO: INTERVENTI A PAGAMENTO QUALORA L’ESCURSIONISTA NON DEBBA RICORRERE ALLE CURE DEL PRONTO SOCCORSO O A INTERVENTI DIAGNOSTICI. ACCADE IN LOMBARDIA

soccorso alpinoGli interventi del Soccorso Alpino e dell’elisoccorso, in alcuni casi, potrebbero diventare a pagamento (non per decisione dei soccorritori). Da precisare che quanto sarà dovuto andrà al Sistema Sanitario Nazionale. La notizia giunge fresca fresca da Regione Lombardia e dalle agenzie di stampa.

Potrà essere richiesta una compartecipazione alle spese per gli interventi del soccorso alpino e dell’elisoccorso in montagna, qualora l’escursionista non debba ricorrere alle cure del Pronto Soccorso e ad accertamenti diagnostici. L’esborso potrà essere maggiorato in caso di comportamento imprudente.

Queste le principali novità contenute nella legge, illustrata da Lara Magoni (Lista Maroni), primo firmatario Francesco Dotti  (Fratelli d’Italia), approvata oggi a maggioranza dal Consiglio regionale (38 sì, 27 contrari). A favore si sono espressi FI, NCD, Lega Nord, Lista Maroni, Fratelli d’Italia e la consigliera Baldini del Gruppo Misto – Fuxia People. Contrari PD, Patto Civico e M5S.

A rinforzare lo scopo della legge, che punta all’educazione e alla promozione del turismo responsabile, l’Assemblea regionale ha inoltre approvato a maggioranza (36 voti a favore, 28 contrari) un ordine del giorno (prima firmatario Stefano Bruno Galli – Lista Maroni) che invita la Giunta “a sensibilizzare  i cittadini ad affrontare con la dovuta preparazione e con il  necessario equipaggiamento le attività ricreative a più elevato rischio”.

Il provvedimento stabilisce anche che sarà compito della Sala operativa regionale di AREU 118 classificare gli interventi di soccorso, in coordinamento con l’èquipe di soccorso sanitario.

Inoltre, le tariffe della compartecipazione alle spese saranno stabilite dalla Giunta regionale entro 120 giorni dall’entrata in  vigore della legge, sentita AREU e la Commissione consiliare Sanità. In ogni caso il richiedente non potrà pagare più del 50% del costo effettivo del servizio mentre per i residenti in Lombardia è prevista una riduzione del 30% sul costo a carico.

Nel 2014 in Lombardia il Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ha effettuato 1155 interventi (erano stati 985 nel 2013), soccorrendo 1216 persone (1060 nel 2013). Dati aggiornati all’8 marzo 2015 riportano che il Soccorso Alpino e Speleologico (SAS) lombardo ha svolto 133 interventi, di cui 4 casi sono stati causati da “incapacità” con il coinvolgimento di 14 persone infortunate.

Già altre Regioni hanno provveduto a legiferare in materia. Nel Veneto già dal 2011 l’utilizzo dell’elicottero costa 25 euro al minuto se il ferito è grave (fino a un massimo di 500 euro), ma il costo può salire fino a 7.500 euro se il ferito è lieve. In Trentino Alto Adige chi chiama i soccorsi senza aver subito danni rilevanti paga un ticket di 750 euro. In Valle d’Aosta per richieste di soccorso immotivate o dovute a attrezzatura inadeguata il costo al minuto per l’utilizzo dell’elicottero è fissato in 137 euro.

Soccorso alpino, la posizione dei Gruppi sulla legge

 

Lara Magoni (Lista Maroni, relatrice)
“Il soccorso deve essere sempre garantito, ma allo stesso tempo si punta ad incentivare la prevenzione responsabilizzando i cittadini lombardi sul fatto che i mezzi di emergenza, se occupati su una chiamata inutile, non possono soccorrere chi, in quello stesso momento, risulta effettivamente in pericolo di vita per una reale emergenza. La richiesta di una quota di compartecipazione a carico dell’utente deve essere considerata solo ed esclusivamente come un deterrente a scopo preventivo per affrontare le attività escursioniste in sicurezza e non certamente come un nuovo ticket”.

Francesco Dotti (FdI)
“L’introduzione della compartecipazione alla spesa è un elemento concreto per evitare comportamenti scorretti, che mettono a rischio le squadre tecniche e sanitarie. Con questa legge, Regione Lombardia compie un notevole passo avanti in materia di sicurezza in montagna. L’obiettivo, anche attraverso un’informazione capillare nelle scuole, ma anche negli alberghi e in tutto il settore turistico, è sensibilizzare al rispetto delle norme dettate da buon senso e prudenza e al rispetto degli altri

Claudio Pedrazzini (FI)
L’imprudenza è inaccettabile. Chi si mette nei guai, avventurandosi in zone di montagna pericolose o impervie senza la giusta esperienza alle spalle, deve essere consapevole che in caso di difficoltà potrebbe obbligare altre persone a rischiare la pelle per cercare di salvarlo. Troppo spesso escursionisti improvvisati chiedono aiuto per uscire da situazioni provocate dalla loro negligenza. In questo modo vengono occupate risorse e mezzi che potrebbero servire nello stesso momento per far fronte a emergenze diverse”.

Angelo Capelli (NCD)
Con questa nuova legge Regione Lombardia, nell’ambito della promozione turistica della montagna, intende promuovere la cultura del turismo responsabile favorendo la diffusione e la conoscenza delle indicazioni fornite da chi vive le nostre montagne, per questo è stato più che opportuno tenere in considerazione le giuste osservazioni del Club Alpino italiano (CAI). Questa l’unica finalità di questo provvedimento non certamente quello di voler dissuadere i nostri cittadini dal voler vivere la bellezza delle nostre montagne”. 

Fabio Rolfi (Lega Nord)
La richiesta di compartecipazione vuole essere una forma di prevenzione dell’imprudenza. Come Lega Nord non possiamo che esprimere soddisfazione per un testo equilibrato che va a colpire i comportamenti imprudenti che troppo spesso sono tenuti da coloro che frequentano la montagna e ricadono in ultima istanza sulle spalle della collettività. La ratio di questo provvedimento non è certamente punitiva ma di educazione e riduzione dei costi”

Fabio Fanetti (Lista Maroni)
E’ un provvedimento importante  per il suo intento educativo e pedagogico: vuole essere un seme per la formazione di un approccio adeguato e rispettoso delle escursioni in montagna

Gian Antonio Girelli (PD)
Abbiamo portato a casa un risultato importante: la salvaguardia della gratuità per gli interventi di soccorso alpino di carattere sanitario. Resta comunque il fatto che il costo del ticket, stabilito dalla maggioranza per gli interventi non sanitari, è in ogni caso inaccettabile perché punitivo nei confronti di chi frequenta la montagna. Far pagare sino al 50% del costo effettivo del servizio significa aumentare il rischio di situazioni di pericolosità.

Umberto Ambrosoli (Patto civico)
“Un provvedimento confuso, nei contenuti e nella modalità di affrontare un problema condiviso, che contraddice normative superiori e molto ridotto rispetto alla complessità del tema. E’ un provvedimento vuoto che si limita a introdurre un  mero intervento deterrente, lasciando sullo sfondo azioni più incisive di educazione e di responsabilizzazione.” .

Dario Violi (M5S)
E’ stata persa un’occasione per limitare le richieste improprie di intervento del Pronto soccorso in elicottero. La maggioranza, invece di limitare le chiamate improprie con un’adeguate formazione ed una compartecipazione al costo che fosse chiara, come chiedeva un nostro emendamento, ha approvato una legge sbagliata che pretende che il turista valuti se un intervento è improprio e causato da eventuale propria negligenza. Il campo di applicazione della legge è così indefinito e porterà a numerosi ricorsi senza risolvere il problema delle richieste improprie di soccorso in zone impervie”.

Maria Teresa Baldini Gruppo Misto “Fuxia People”

Il concetto di responsabilità introdotto da questo provvedimento è un esempio che andrebbe esteso a tutto ciò che è soccorso sanitario. Nel campo sanitario si deve rispondere con fatti concreti e responsabilità: la prevenzione è alla base dell’educazione. Nello specifico dobbiamo recepire i cambiamenti della società: la montagna non è più una meta per poche persone, ma è frequentata da tanti turisti e tanti stranieri che non conoscono il territorio”.

LUNEDI’ IN SUD TIROLO AL VIA I CAMPIONATI SCIISTICI DELLE TRUPPE ALPINE

Di Milla Prandelli
Manfred ReicheggerMillecinquecento atleti militari provenienti da 15 paesi, Italia compresa. I meravigliosi panorami del Sud Tirolo e i valori rappresentati dalle Truppe Alpine dell’Esercito Italiano. Competizione, preparazione, addestramento. Questi sono gli ingredienti dei Campionati Sciistici delle Truppe Alpine (CaSTA), che nel 2015 giungono alla loro 67esima edizione. Ad accendere il tripode posto in piazza Magistrato a San Candido e a dare così ufficialmente il via alle competizioni sarà Manfred Reichegger, campione di sci alpinismo del centro sportivo dell’Esercito. Nella piazza della cittadina della Val Pusteria saranno innalzate le bandiere delle nazioni partecipanti, a testimoniare la fratellanza tra truppe. “Alla cerimonia di apertura, che inizierà alle ore 15 con la sfilata degli atleti e il carosello musicale della Fanfara della Brigata Alpina Julia – commentano dal Comando Truppe Alpin -sono attese le più alte cariche militari del Paese e numerose Autorità civili”. Nati nel 1931 con lo scopo di valutare il livello di addestramento raggiunto dai reparti degli Alpini, i Campionati rappresentano oggi un importante appuntamento di incontro e confronto a livello internazionale tra soldati che operano nel difficile ambiente naturale montano; quest’anno, oltre ai militari dell’Esercito Italiano, saranno presenti 14 rappresentative straniere provenienti da Argentina, Bulgaria, Cile, Francia, Germania, Libano, Macedonia, Oman, Polonia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera e Ungheria. Oltre alle gare, il programma della settimana è denso di eventi collaterali dedicati allo sport e alla montagna; già lunedì sera una rappresentativa delle Truppe Alpine sfideràallo Stadio del Ghiaccio di Dobbiaco (inizio ore 20 con diretta su Rai Sport2) la locale squadra degli Icebears in una partita di hockey il cui ricavato sarà interamente devoluto all’Associazione “Assistenza Tumori Alto Adige”. Le competizioni, di tutti i tipi e tutte ad altissimo carattere sportivo, metteranno in luce individualità di alto livello, in quanto fra le “penne nere” sono non pochi i classificati FISI. Ma non solamente. Perché i ilitari partecipanti si confronteranno anche con lo spirito di Corpo. “In questo senso, i Campionati delle Truppe Alpine piacerebbero certamente a De Coubertin, perché traducono alla lettera i postulati (oggi inevitabil-mente condizionati dalle strategie di mercato degli “sponsor”) dei moderni giochi olimpici. Per le Truppe Alpine “importante è partecipare”, nel senso più schietto del termine e sul podio si sale “per l’onor del batajon- commentano i curatori del sito internet dei CASTA – Le gare, che si svolgono durante i Campionati Sciistici delle Truppe Alpine, offrono sicuri momenti entusiasmanti sotto ogni punto di vista. Giornate di “battaglie”, che vengono combattute lealmente ed esaltate dallo spirito di Corpo e dall’emulazione che nasce spon-taneamente tra i reparti alpini. Sono confronti durissimi sia nelle prove individuali, finalizzate a perfezionare le tecniche e l’abilità nel tiro, sia nelle prove collettive di pattuglia e plotone tendenti a verificare il livello addestrativo di minori unità nel campo tecnico-sciistico e tecnico-tattico. Assistendo alle gare, appare evidente come esse costituiscano uno dei mezzi, peraltro tra i più efficaci, per rafforzare la coesione dei reparti attraverso il lavoro comune. La vittoria non è quindi soltanto affermazione individuale, ma il risultato di una preparazione collettiva”.

EMOZIONI GRAZIE AGLI SCATTI DI FILIPPO VENEZIA

Di Milla Prandelli

BRESCIA
foto mostra Filippo VeneziaDiceva il vero Henry Cartier Bresson quando affermava che “le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”. E di momenti eterni Filippo Venezia alla “sua “ Brescia e non solo ne ha regalati davvero tanti, grazie alla sua professione di fotografo, che lo ha portato a documentare frammenti di vita solo apparentemente normali e grandi eventi, sempre senza trascurarne il significato e con cura quasi maniacale per ogni particolare. Filippo è un mio amico. Un mio collega. La sua agenzia fotografica è quella che fornisce le immagini da Brescia al Giorno, dove presto la mia opera di giornalista professionista. Lo conosco da quasi venti anni. E per me, figlia di fotografo e nipote di fotografo, affermare che con lui lavoro bene come se fossi con uno di famiglia è davvero una asserzione piena di significato. “Ritratti, Storie, d-Istanti – Filippo Venezia: vent’anni di fotografia”, allestita fino al 13 febbraio nella sala dei Santi Filippo e Giacomo di via Battaglie a Brescia, è davvero uno spaccato non solo della storia della Leonessa d’Italia, ma del percorso professionale compiuto in anni di scatti impressi prima sulla pellicola poi in archivi digitali. Recentemente il filoso americano Steve Best ha affermato che a Brescia con il caso Green Hill si è riscritta la storia. Le immagini di quei cagnolini passati tra i fili spinati, di mano in mano, sono di Filippo.

Filippo ha all’attivo reportage da svariati luoghi e in particolare dai Balcani e Lampedusa, oltre che da Brescia

foto mostra Filippo Venezia foto mostra Filippo Venezia foto mostra Filippo Venezia foto mostra Filippo Venezia foto mostra Filippo Venezia foto mostra Filippo Venezia

Agricoltura, riforma CAA soluzione vincente: meno burocrazia e più efficienza per le aziende

Da Comunicato stampa
prandini“Finalmente si va nella direzione giusta, dando una risposta concreta al bisogno di semplificazione e sburocratizzazione che le imprese agricole da tempo denunciano e che ha trovato nell’assessore all’Agricoltura Gianni Fava un ascoltatore attento”. Così Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia, commenta positivamente la delibera sul ruolo dei Centri di Assistenza Agricola (CAA), presentata dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava e approvata dalla Giunta di Regione Lombardia.

Con questa decisione – spiega la Coldiretti regionale – i Centri di Assistenza Agricola potranno offrire nuovi servizi ai propri associati, come ad esempio quelli relativi al riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo, o al certificato di connessione per l’esercizio di attività multifunzionali come l’agriturismo o le fattorie didattiche.

“Le nuove competenze assunte dai CAA – spiega ancora Ettore Prandini – vanno nell’ottica di semplificare e velocizzare il rapporto con gli imprenditori agricoli che ora potranno recarsi in un solo ufficio per adempiere a numerose pratiche, senza dover vagabondare da una struttura all’altra togliendo tempo prezioso al lavoro nei campi e nelle aziende”.

Si stima che ogni anno – spiega la Coldiretti Lombardia – gli agricoltori perdono cento giorno di lavoro per stare dietro alle carte e ai cavilli burocratici. “Proprio per questo – conclude Ettore Prandini – non possiamo che accogliere positivamente la delibera di oggi, che conferma l’importanza del ruolo quotidiano svolto dai tecnici dei CAA”.

LUMEZZANE RICORDA IL TENENTE ALPINO SERAFINO GNUTTI

gnuttiOggi vi voglio parlare di un eroe bresciano: Serafino Gnutti, tenente degli Alpini, lumezzanese, morto il 21 gennaio 1941 in Albania. Sarà ricordato questa sera dal Gruppo di Lumezzane San Sebastiano prima con una Santa Messa poi con un momento di incontro nella loro sede. Parteciperanno anche gli altri due gruppi della Valgobbia e rappresentanze da Brescia e non solo.
Il tenente Gnutti, dell’omonima famiglia di industriali della Valtrompia, fu chiamato sotto le armi nel 1937, quando seguì il corso ufficiali e fu poi inquadrato nel Sesto Reggimento Alpini Val Vanosta. Terminato il servizio militare fu congedato. Nel 1940 fu richiamato e si recò a combattere nella Campagna di Francia. Poco dopo decise di partire per la terza volta, anche se in quando membro della Famiglia Gnutti, che produceva mortai da 81 e mortai Brixia per conto del Regio Esercito avrebbe potuto essere esonerato. Indosso l’uniforme per la terza volta e fu assegnato al Battaglione “Val Chiese”, 11º Reggimento Alpini, Divisione Pusteria, col quale fu inviato in prima linea subito dopo lo sbarco a Durazzo.
Cadde nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, come ho raccontato sulle pagine de Il Giorno un paio di anni fa. Tutto accadde durante un contrattacco, su un terreno di battaglia che i reduci non esitano a definire “disastroso”. A me la storia l’ha raccontata un testimone oculare il sergente a riposo Giulio Turelli, che attribuirebbe l’uccisione di Gnutti a dei fuoriusciti dal Regio Esercito poiché chi lo chiamò e sfidò gnutti 4 parlava correttamente italiano con inflessione lombarda. È stato il Giulio l’ultimo a vedere il tenente Gnutti in vita. << Mi ricordo che mi diceva: “Stammi vicino, stammi vicino…” – mi ha raccontato Giulio – Sparavo, ma ad un certo punto il fucile mi si è inceppato e Gnutti mi ha detto: “Va’ dietro e cambialo”. Non lo’ho mai più rivisto. Lo hanno portato via le persone, sicuramente italiane, che quando eravamo insieme gli dissero “Gnutti vieni avanti che ti spariamo con le tue stesse armi” >>
Sepolto in prossimità del fronte, per decenni è stato impossibile recuperarne i resti. Ora Serafino Gnutti è a casa dove lumezzanesi valtrumplini e alpini lo piangono.
Il tenente Serafino Gnutti è medaglia d’oro al valor militare
«Comandante di uno dei plotoni di punta in preordinato combattimento in ritirata, a protezione del fianco scoperto dello schieramento di Corpo d’armata, guidava animosamente al contrassalto i propri uomini contro forze nemiche soverchianti ed imbaldanzite dal successo, trascinando, primo fra tutti, i suoi uomini contro ogni più violenta reazione avversaria. Circondato da nemico straripante, benché ferito una prima volta, resisteva tenacemente alla testa dei suoi valorosi superstiti. Colpito una seconda volta riusciva ancora con uno sforzo supremo a gettarsi a capofitto nella mischia gridando ai suoi ragazzi infiammati dal suo esempio “Tenete duro” persistendo nella cruenta lotta sino a che cadeva colpito a morte.»
— Albania, 21 gennaio 1941

gnutti tre

In merito al Battaglione “Val Chiese” dove militò il tenente Gnutti, invito i miei amici a leggere “Cromie dagli Abissi” di Mattia Uboldi edito dalla sezione Ana di Udine di cui ringrazio i tre gruppi ANA di Lumezzane. Penne Nere sempre nel mio cuore.

IL RACCONTO DEL GRANDE DONO DI MATTIA

mammaMattia è il mio due volte eroe. Due volte. Perchè in un altro tempo e in altre circostanze ha salvato la vita a un’anima innocente e perchè in questi giorni ha salvato la vita alla sua mamma. Mattia, recentemente, è stato operato. Dovete sapere che lui sta benissimo. E’ in perfetta salute. Ma qualche mese fa è stato scoperto che la sua mamma ha una invasiva forma di leucemia. E così lui non ci ha pensato un attimo. Le ha donato il suo midollo osseo. Mi ha molto colpito l’immagine del figlio che restituisce la vita alla madre. Gli ho chiesto: “Farà male. Non hai paura?”. Lui mi ha risposto “L’importante è che lei torni a stare bene”. Gli ho detto “Questa cosa vi unirà ancora di più”. Lui ha aggiunto : “La amo e voglio che viva”. Quando lo hanno ricoverato l’ho salutato con un “in bocca al lupo”. E il giorno dopo quando gli ho chiesto se si era svegliato mi ha risposto. “Certo cosa credevi? Ora però lasciami riposare”. Donare il midollo osseo non è una passeggiata. Mattia adesso è tutto acciaccato, fatica a muoversi ed ha un sacco di dolori. “L’intervento è riuscito bene e lentamente sto recuperando le forze..ancora non mi rendo conto di quello che ho fatto ma si sa che non ci si rende conto di aver passato una tempesta finché non se ne è completamente fuori…ad ogni modo mi è sembrata la cosa più giusta e istintiva da fare, così finalmente potrò dire di essere un uomo- dice Mattia – rinnovo i miei ringraziamenti a tutti coloro che mi sono stati vicino in questi giorni di ordinaria follia…siete tantissimi e non mi aspettavo così tanto affetto…io ora camminerò a testa alta senza avere più nulla da dimostrare a nessuno…ringrazio anche le persone che mi stanno definendo come un eroe, ma io non mi considero come tale…semplicemente…..sono un figlio”. La mamma di Mattia sta reagendo bene al trapianto, anche se ovviamente le ci vorrà almeno un mese per riprendersi: la chemio non la fa stare benissimo, ma la signora è una combattente e ce la farà. Come potrebbe non farcela una persona a cui il figlio ha fatto un dono così bello?

GHEDI: I FUNERALI DEI 4 PILOTI

funerali foto mortiIl dolore della base del VI Stormo di Ghedi ieri è stato il dolore di una intera nazione e in particolare dell’intera provincia di Brescia, orgogliosissima della “sua”aerobase. È stato anche mio. I “Diavoli Rossi” sono un po’ i nostri eroi, che dall’alto ci vigilano. Ora quattro “Aquile” li scorteranno per sempre. 2.500 persone, escluso il personale in servizio all’aeroporto militare della bassa, hanno voluto salutare i capitani pilota Alessandro Dotto, Paolo Pietro Franzese, Giuseppe Palminteri e Mariangela Valentini, scomparsi nel tragico incidente aereo del 19 agosto nei cieli di Ascoli Piceni, mentre si addestravano a bordo dei loro aerei “Tornado”. I funerali dei quattro ufficiali in forza al VI Stormo di Ghedi svoltisi in uno degli hangar della base dell’Aeronautica Militare Italiana, sono stati forse per la prima volta nella storia, un momento considerato appartenere a tutto il popolo italiano, che ha voluto, con la propria presenza fisica, stringersi attorno alla grande famiglia militare del Bel Paese, vicino a quelli che sono stati definiti “fratelli e parte della comunità bresciana”. “Il dolore del VI Stormo è nostro – ha spiegato Albino Pensabene, presidente dell’Associazione Arma Aeronautica di Ghedi – Ghedi, difatti, è legatissima alla base. Molti di noi sono figli dei militari in servizio o che sono stati in servizio tra i Diavoli Rossi, che hanno contribuito in modo determinante a trasformare e ampliare la Città, cresciuta nel numero di abitanti proprio grazie a questi uomini e donne. Perdere quattro piloti è stato come perdere una parte della famiglia. Per questo la cittadinanza ha vissuto il lutto come proprio, muovendosi in massa per stringersi accanto ad avieri e congiunti”. La gente è arrivata sin dal mattino presto: in auto, su corriere e persino furgoncini. C’è anche chi ha fatto il proprio ingresso nell’aerobase in bicicletta. “Nessuno di noi ha voluto mancare – ha rimarcato il sindaco di Ghedi, Lorenzo Borzi – perché abbiamo perso quelli che consideriamo a tutti gli effetti nostri concittadini. Per tanti giorni la città è stata in lutto. Lutto che abbiamo terminato con i funerali”. Il colpo d’occhio ieri nell’hangar Uno del VI Stormo, dove normalmente si effettuano le manutenzioni, era impressionante. Centinaia di civili si sono mescolati alle uniformi blu dell’aeronautica e a quelle delle rappresentanze delle altre tre Forze Armate, della Guardia di Finanza e delle Forze di Polizia, oltre che di associazioni di Arma e volontariato. A rappresentare coloro che lavorano in divisa è stato il capo dello Stato Maggiore della Difesa: il camuno Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. C’erano anche il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica generale Pasquale Preziosa, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale Claudio Graziano e i comandanti generali dell’Arma Carabinieri e della Guardia di Finanza. Erano presenti anche tanti politici e rappresentanti delle istituzioni: dal Ministro Roberta Pinotti al Prefetto di Brescia: Narcisa Brassesco. La funzione è stata celebrata dall’Ordinario Militare Monsignor Santo Marcianò che ha concelebrato col parroco di Ghedi Monsignor Gianmario Morandini. “Risplenderete come le stelle per sempre – ha sottolineato nell’omelia funebre l’Ordinario Militare- e sarete Beati, poiché siete operatori di pace”. L’Ordinario Militare, facendosi voce dei presenti ha anche rimarcato come a muovere i quattro piloti e i loro colleghi delle Forze Armate Italiane sia la “passione per gli altri, che si trasforma in compassione per i popoli, che li rende in grado, ogni giorno, di immedesimarsi nelle sofferenze altrui, proprio come faceva Gesù, anteponendo il prossimo a sé stesso, come sottolinea sempre il nostro caro Papa Francesco”.
Così i capitani pilota sono stati salutati, nel “loro” hangar, dove sono stati disposti come in formazione, tra due tornado. Osservare i volti silenziosi, le lacrime che scendevano mi ha dato la consapevolezza del fatto che davanti a me ci fosse una sola grande famiglia, fatta di civili, militari, amici e congiunti di chi ora effetta salite e discese tra i nembi.
La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.
Così con le dolcissime e strazianti parole del poeta Henry Scott Holland Alessandra, moglie del capitano pilota Paolo Piero Franzese, ha voluto ricordare il marito nel momento della preghiera dei fedeli, al termine dei funerali. La donna, madre del piccolo Federico, con cui risiede sulle rive del lago di Garda, si è riferita al congiunto come se fosse ancora vicino a lei, con infinito amore. L’infinito amore che solo un militare sa dare e che solo la compagna di uno di essi conosce e riconosce. Alessandra, con il suo gesto toccante, è diventata il simbolo del dolore dei parenti delle quattro “Aquile” cui sono giunte attestazioni di affetto da tutta Italia. “Ora – hanno detto alcuni colleghi- siete Aquile vere. Volerete per sempre nel nostro cielo proteggendoci”. A Mariangela, una delle poche pilota di Tornado della penisola è andato il pensiero della prima astronauta del Paese, Samantha Cristoforetti, compagna d’accademia della pilota deceduta. “Ora – le ha scritto su facebook – sei più in alto di me”. Non solo Ghedi e l’Italia nelle scorse ore hanno ricordato i quattro capitani dell’Aeronautica militare scomparsi in addestramento. Anche i colleghi attivi nei teatri operativi internazionali, impossibilitati a raggiungerli per salutarli durante i funerali, hanno voluto ricordarli. Ad Herat il Cappellano Militare della brigata Sassari, attualmente attivo con la Brigata Garibaldi, ha celebrato una Santa Messa in ricordo di Mariangela, Alessandro, Paolo Piero e Giuseppe. “Insieme, nella palazzina Italia, che funge da chiesa nella base di Camp Arena a Herat, in Afghanistan, abbiamo ricordato i quattro militari saliti in cielo – spiega Padre Mariano Asunis, frate francescano con i gradi – i caduti in tutti i teatri operativi e in addestramento sono dei martiri. Come la Chiesa è nata dal Martirio e dal sangue versato da coloro che hanno dato la vita per Cristo, così nell’ambiente militare abbiamo dei Martiri che hanno versato il loro Sangue per la patria”. Durante la Santa Messa i quattro caduti sono stati ricordati non solo con le preghiere ma con i canti del coro della base. Solo il giorno prima Camp Arena, durante le prove del coro, è stata bombardata da un gruppo di insorti. In quel momento stavo ascoltando i canti dedicati a Alessandro, Paolo Piero, Giuseppe e Mariangela.

CADUTI: in Italia e all’estero, in missione o addestramento sono degli eroi.

MORTI 1Domani mi recherò, con molti altri, a piangere i quattro piloti dell’A.M. caduti in esercitazione. Fresca reduce da Herat Agosto 2014 mi sono fermata a fare alcune considerazioni. Condivisibili o meno ma mie.

Chissà cosa resterà tra cinquant’anni delle tante e buone opere messe in atto dal Contingente Italiano in Afghanistan e negli altri teatri operativi. Resteranno le scuole, i ponti, il carcere femminile di Herat e i tanti luoghi realizzati su richiesta del popolo afghano, di quello libanese o di quello kosovaro? La mia specializzazione sta nell’Afghanistan, degli altri paesi so poche cose, che mi hanno raccontato grandi colleghi, libri ed esperti. Mi chiedo se nella Regione Ovest di Herat, di cui l’Italia è responsabile per tramite della Missione Isaf permarranno le condizioni di sicurezza raggiunte grazie a dieci anni di presenza degli uomini e delle donne delle quattro Forze Armate Italiane ( più una piccola componente della Guardia di Finanza) nella regione Ovest? Difficile rispondere. Comprendere l’Afghanistan, fatto di un passato di invasioni e tribù, è quasi impossibile. Eppure l’Italia ci ha provato.

Lasciando sul terreno 53 dei “nostri” eroi, cauti per la Patria, nello sforzo di aiutare fratelli nati da madri diverse, con una religione che non è nostra e che parlano idiomi sconosciuti. Come ho già scritto ho toccato tutto questo con mano. Ho visto le opere realizzate, parlato con molte delle persone che ne beneficiano. Mi sono fatta l’idea che noi italiani rispetto a coloro che sono considerati “invasori”, in fondo siamo “simpatici”, perchè non imponiamo ma acquisiamo ciò che ci viene richiesto. È sempre stato così e, per carità, non ne faccio un discorso politico. Ma solo ed esclusivamente un discorso che riguarda uomini e donne di buona volontà.

Dove sono passati gli italiani oggi e ieri è rimasto il segno: così in Etiopia ed Eritrea, dove sono state costruite strade e infrastrutture, così in Russia, dove la popolazione non raramente si “alleava coi nostri”, così nel Libano e nei Balcani.

I risultati tangibili dell’italica costanza, del volgersi tutto rossobiancoeverde verso il prossimo non mancano.

Dove arriva la mimetica le difficoltà si alleviano: che si tratti dei grandi teatri operativi internazionali, di calamità naturali o della “terra dei fuochi”. Loro ci sono e non hanno alcun timore a mettersi in gioco: in prima linea. Senza temere per se stessi.

Molto spesso quando si pensa alle operazioni nazionali e internazionali si tengono in conto solo coloro che vanno per terra. I nostri soldati, invece, vanno anche per mare e per cielo, garantendo la nostra e altrui sicurezza in tutti gli ambiti ed assetti. Ecco allora fregate e navi portaerei, elicotteri da combattimento e caccia. E a bordo ci sono uomini e donne per cui la professione non è solo un lavoro, ma una passione e una missione. Come detto alcuni muoiono. Nel bel Paese o oltremare. Per me sono tutti, parimenti, degli eroi. E dei fratelli. Eroe è chi è caduto in Afghanistan, come i miei angeli della Folgore, cui devo la vita. Eroe è chi è andato in Paradiso durante un trasferimento in volo sopra il Libano, oppure in Kosovo. Ed eroe è chi è caduto in addestramento. Per potere aiutare e sostenere italiani e stranieri prima di andare nei teatri operativi i nostri uomini e le nostre donne si addestrano. E, purtroppo, anche in addestramento l’imprevisto è dietro l’angolo. Domani saluteremo quattro soldati italiani. Quattro aquile in forza alla base aeronautica di Ghedi, orgoglio bresciano.

Come accade ogni volta che si registra un caduto militare le parole si sprecano. Chi non conosce, o meglio, chi crede di conoscere e si diletta nell’eloquio della politica malfatta, si esibisce in ipotesi e illazioni che, francamente, mi fanno sogghignare. E credo facciano ridere anche loro, dall’alto del cielo in cui oggi si librano, pattugliano, ci sorvegliano e ci proteggono. Ciao Ragazzi, domani sarò con voi. So che anche se solo un bimbo in più in Afghanistan, in Italia o negli altri teatri si salverà grazie al vostro lavoro e al lavoro dei vostri colleghi, voi sorriderete. Anzi, sono certa che già lo fate. R.I.P.

 

 

“Per l’ampio spazio a saettar insegno”

 

 

MARO’ LIBERI SUBITO.